Fiori

Molti i fiori interessanti che abbiamo trovato. Eccone alcuni:
Questo fiore azzurro intenso con foglie fittamente coperte di peluria mi ricorda moltissimo la Tibuchina che Ines amava molto.
Questo fiore giallo con petali regolarissimi, di foggia triangolare, pare fatto di porcellana.
La pianticella che ha foglie di 8/10 cm. di diametro ed il picciolo centrale è la Redondilla de Agua, Hydrocotyle Bonaerensis.
forse Tibuchina?
Questo fiore azzurro intenso con foglie fittamente coperte di peluria mi ricorda moltissimo la Tibuchina che Ines amava molto.
buco nero fotografato nel 2019 a Jaureguiberry ūüėČ
Questo fiore lilla con foglie di un verde molto scuro fiorisce la sera e appassisce con il sole, un po’ come l’Oenotera o la Bella di notte. Ne ignoriamo nome e cognome.

Politica dei partiti

Anche da queste parti siamo in campagna elettorale.
Si tratta delle primarie che i partiti, o meglio le coalizioni, hanno l’obbligo di organizzare (primarie vere senza piattaforme n√© digitali n√© d’altro tipo).
All’esterno di una sede del comitato elettorale del coalizione dei partiti di sinistra troviamo questa insegna che impone il “Divieto di svolta a destra” o anche “Divieto di tornare a destra” (qui la traduzione si complica, il nostro editor di fiducia √® lontano al momento, ma pu√≤ aiutarci dai commenti).
la svolta a destra è sempre pericolosa

Il Palo Borracho

Molto diffuso √® il Palo Borracho (Albero Bottiglia, Ceiba Speciosa). Da noi, in Italia, se ne trovano solo a Palermo ed in genere in Sicilia. Qui abbiamo visto degli esemplari con un tronco imponente. Coll’avanzare della dimensione i tronchi perdono le robuste spine che li caratterizzano mantenendone alcune solo lungo i rami. Molti alberi sono ancora in piena fioritura, nonostante la stagione avanzata.
https://it.wikipedia.org/wiki/Ceiba_speciosa il link √® per i pi√Ļ secchioni
Palo borracho a Colonia del Sacramento
Palo borracho, fiore. Montevideo
Palo borracho, Montevideo, dettaglio del bocciolo e del frutto
palo borracho, Colonia del Sacramento, foto molto artistica…

Tramonti

Qui i tramonti sono sempre interessanti e Marta ne è affascinata.
Qualche foto ve la mando.
tramonto a Jaureguiberry, 18 aprile
on fire, 19 aprile
20 aprile, dalla duna di Jauregui
ondine, onde e ondone sulla spiaggia di Jauregui
fischia il vento e incalza la bufera…

Funghi e boschi

L’autostrada litoranea che abbiamo percorso attraversava una zona ricca di boschi. Principalmente si trattava di Eucalipti ma anche di Pini Marittimi dall’alto ombrello. Per un lungo tratto, lungo il ciglio dell’autostrada, trovavamo venditori di funghi. Per poterli acquistare occorreva fermarsi lungo la corsia d’emergenza con non poco rischio. Noi l’abbiamo corso e non ce ne siamo pentiti: circa tre etti di ottimi funghi per l’equivalente di circa 2,5 Euro.
abbiamo solo la foto dei pini, i funghi li abbiamo mangiati prima di poterli fotografare. Menomale che i pini non si mangiano

Fauna e flora delle dune

Tornando, finito il nostro viaggio lungo la costa, abbiamo trovato un accesso al mare che superava la duna costiera con la consueta passerella. Eravamo a Gregorio Azn√°rez, un paese con nome e cognome (mi fa sempre tanto ridere).
Prima di accedere alla duna c’era questo cartello che sintetizzava alcuni tipici abitanti dell’ambiente ed alcune piante locali. Curiosa la piantina con foglie dal caratteristico picciolo centrale ed il grosso roditore (come una marmotta) che per√≤, in giorno di Pasqua, non si √® fatto vedere. Lungo l’arenile c’erano anche dei grandi gabbiani ed in cielo avvistavamo continuamente dei rapaci.
saluti pasquali da Gregorio Azn√°rez

Tetti di Quincho

Alcune case hanno il tetto tradizionale fatto di paglia. Sopra una struttura di pali viene stesa una stuoia abbastanza leggera e sopra vengono ammassate delle erbe e canne che proteggeranno dalle intemperie. Il vantaggio rispetto ai nostri tetti √® la leggerezza, l’uso di prodotti naturali e l’economicit√† (il lavoro necessario non si considera). Dicono che la durata media di una tale copertura supera i dieci anni. Nella foto abbiamo ripreso un capanno di forma esagonale messo in prossimit√† delle dune per l’osservazione naturalistica.
quincho
quincho, particolare

Casa de las milanesas

A Maldonado, dipartimento di Maldonado, siamo andati in cerca di un posticino dove mangiare. Impresa piuttosto ardua visto che trovavamo esercizi commerciali vari ma mai chioschi o ristoranti. Abbiamo incontrato scuole di inglese, idraulici, falegnami, sfasciacarrozze, venditori di portoni antichi e porte, supermercatini e negozi di alimentari vari e perfino una gelateria ma mai un chiosco. La zona sembra essere abitata da ricchi tappati nei loro club esclusivi e nelle loro ville per gli altri c’√® ben poco spazio. Comunque in generale i chioschi ed i ristoranti sono molto scarsi dovunque in U.
Alla fine abbiamo trovato questo chioschetto. Manco a dirlo gestito da un discendente da immigrati italiani (salernitani). Le MILANESAS sono le cotolette.
Casa de las Milanesas Mandela (con bandiera sudafricana) gestita da un uruguaiano discendente di italiani, compriamo una birra armena. Ormai non sappiamo pi√Ļ neanche noi dove siamo.

Casapueblo

Nell’arco di trent’anni, Carlos P√°ez Villar√≥ ha costruito pezzo per pezzo Casapueblo a Punta Ballena con la sola idea di non utilizzare mai linee rette.
Casa e atelier dell’artista e ora museo delle sue opere, √® una struttura labirintica abbarbicata sul mare verso Ovest: e cos√¨ la magia del luogo √® data anche da tramonti straordinari.
Dimenticavo una chicca curiosa: Vinicius de Moraes, poeta e drammaturgo brasiliano, amava Casapueblo e la descrisse in una canzone per i suoi nipotini, tradotta e cantata poi anche da Sergio Endrigo; vi copio il link, di sicuro ve la ricorderete tutti quanti: https://www.youtube.com/watch?v=yEgDJ5OlQzw
Purtroppo le nostre foto sono insufficienti per far capire che posto è, andate a guardarvi il sito: https://www.casapueblo.com.uy/en/

un gentile fotografo di passaggio ci ha immortalati, tagliando le bandiere di Casapueblo (vedete la foto precedente)
Pesci all’ingresso
Il sole era proprio una fissa per Carlos!
Páez Villaró ha vissuto qui con la sua capra, che si chiamava Dalí; comunque è chiaro che preferiva disegnare sirenette sopra al bancone del bar
scalinate tortuose, falsi piani, mezzi gradini e manco un angolo retto: sfidiamo chiunque a orientarsi!
e appena sotto, il mare…
stramberie…
a Casapueblo c’√® anche una Spa, si vede che Carlos voleva una piscina per poterci metter dentro un mosaico!